In un battito di ciglia

La mano lascia la presa,

metallico, espugnato

il castello degli infanti.

Nella ghiaia

prossimo all’atterraggio

chiudo gli occhi.

Una voce irrompe,

snebbia la mente.

Apro gli occhi.

Sul banco sinonimi e contrari,

il mio nome all’appello

su una blusa nera ricamato.

Chiudo gli occhi.

Da bianche a colorate,

le voci dei compagni

mi riportan sulla terra.

Apro gli occhi.

Buoni e distinti scansano

bravi e bravissimi,

cambia la scala dei valori

e la veduta dalla finestra.

Chiudo gli occhi.

Dalle porte blu lo sbuffo pneumatico,

seconda sveglia.

Apro gli occhi.

Il motore diesel batte in testa,

beat mattutino del viaggio feriale.

Chiudo gli occhi.

Li riapro.

Ancora.

Vedo una Mole di nuova gente

amica e non,

accenti sconosciuti mi accolgono.

Poi vedo un Mare di nuova gente,

ancora da scoprire.

Su uno scoglio un vecchio

guarda l’orizzonte

lontano

solo qualche battito di ciglia.

Passioni Adottive

Del cuore della notte
la finestra delimita il ritratto.
Stelle sfrigolano,
un lampione riflesso
distorto dagli aloni del vetro.

Ipnotizzato dalla luce
un meccanismo s’aziona,
la testa Juke box
mette una canzone del Boss.

Scorre il passato
alla coltivazione
di passioni adottive
diventate vino bianco.

Prima,
deliziatore di sommelier;
col tempo,
nelle tue ricette
sfumato.

Solitudine

Un mostro,

qualcosa di cui aver paura,

da temere.

Una condizione persa

o in via d’estinzione,

riflettori puntati

più

che su di una folla gremita.

Tonnellate di sguardi

s’interrogano.

Dell’evidenza,

il chiarore lampante

desta scalpore,

alleva allarmismi,

incertezze.

Io sguazzo,

solo.

D’esser schiacciato

mi diverto a finger.

Il mostro beve birra,

come te.

Mangia un hamburger,

come te.

Genti

Popoli e nazioni,

stirpi e famiglie,

patrizi e plebei.

Affacciato alla linea del tempo

ne scorgi la miscellanea.

Le piazze gremite,

gioiose

e le spade tratte.

Contenitori di ideali

e di idee.

Fiumi in piena 

sfidanti la gravità che,

a volte 

confluiscono nel mare,

spesso

risalgono controcorrente.

Nessuna celebrità

ne nomi illustri

eppur della storia

la vera anima.

Spettatore

Itinerante su quattro ruote

il mio loggione di lamiera.

Di un temporale

la sinfonia riempie l’aria.

La pioggia scostante

assegna il tempo

col suo tintinnare.

Il vento

abile suonatore,

di tutto fa strumento.

Suoni e sogni

nuovi e già sentiti.

Scene interrotte

dal fragore dei tuoni

poc’anzi introdotti

dal bagliore di un lampo.

L’udito accompagna

la vista estasiata,

coreografia di luci

nel cielo cupo.

Con poco,

la serenità

a tempo determinato.

Mother Earth – Parte II

Ancora in testa

le parole appena scritte

anagrammate si rimescolano.

La fantascientifica voce

della tua rabbia

con calma placida

di Fedro cita un monito.

“La Rana e il Bue”

Tu e l’uomo.

Repentinamente,

ventiquattr’ore diventano un secondo,

come un cane scuote il pelo

dal peso dell’acqua.

Tonnellate di rifiuti

scaraventi nell’universo.

Guardare e non toccare….

Condanna al rimpianto

di aver perso

un grande amore.

Mother Earth

Quanti come me?

Di invertire una tendenza

incapaci colpevoli.

Alcuni più accorti,

limitano i danni.

Altri,

come se la loro vita

fosse l’inizio e la fine.

Testimone vigliacco,

inveisco dentro

mi infervoro tacito

ad ogni tuo stupro.

Ed è più forte di me

preoccuparmi per te

che nonostante tutto,

tutto dai.

L’asse di battuta

Tutto nasce così,

tutto muore così.

Una partenza con qualche passo di avvio

che metta a proprio agio.

Overture alla rincorsa perfetta,

trampolino di lancio

proteso verso lo stacco.

Le scommesse sono aperte;

Il piede convoglia l’energia cinetica,

sull’asse lampeggia la scritta “welcome”.

l’All-in unica puntata possibile,

non resta che vedere il volo.

Quel che è fatto è fatto,

d’ora in poi regna l’equilibrio

le azioni precedenti esplodono

come mine al rellenty,

all’atterraggio

pronte ad abbracciarti.

Ri-animazione

Affacciato dalla terza lettera dell’alfabeto

divisa in quattro parti uguali.

Non riesco a scorgere

nemmen più la scia.

La schiuma del tempo ormai svanita,

Trasformata in lenza

collega invisibile i nostri cicli.

Come del bozzolo del baco

rimane la sintesi,

chilometrica,

srotolata in un filo di seta.

Così,

tradito dai raggi del sole,

in controluce lo scorgo,

lo ripercorro strizzando gli occhi.

Aiutandomi con la mano,

a placar il bagliore

per veder più distante.

Approdo sul bandolo cercato,

distinguo l’ammirazione per la stessa cultura.

Ri-animato,

ritrovo anche una parte di me.