Frankenstein

Guarda che bel mosaico
ogni tassello col vostro nome.
Non puoi sentire lontano un tuo braccio
una tua gamba.

Un pezzettino di ognuno ho rubato
Non lo restituirò
Lo userò ora e domani
Ovunque sarò
confortevolmente circondato

Non puoi sentire lontano una parte di te
un ricordo indelebile
Il tuo cuore.

Annunci

Un colpo al cerchio e uno alla botte

Rannicchiato in una botte di rovere,
in equilibrio su uno spillo.
Dentro, un sacco di aquiloni
Fuori, un gran vento.

Mondo sferruzzato da lillipuziani,
ti fai vestire a stento.
E le viscere premono,
e i muscoli stridono.

Piccole Infiltrazioni infeltriscono la botte.

Riapri la cassetta degli attrezzi
Per costruire e per demolire.

Cavalier sognante

Meno di due manciate d’età.

La bici ill destriero,

tra pezze di granoturco

imbastite da terra ed acqua.

La realtà diminuita,

una sordina di fumo

inibisce i sensi,

alimenta scenari immaginari.

Il freddo amico,

solo e tra gli amici.

A destra Perseo, a sinistra Andromeda,

davanti Ariete, dietro Cassiopea.

Tra sciarpa e cappello

due spiragli proiettati alla vita.

Le mani fredde,

il cuore caldo.

Luce Profumata

Abbracciata da uno sbuffo fruttato

tu, proiettata tremolante qua e là

racchiusa in un guscio nebuloso di fantasie.

 

Viaggi tessuti in un lampo

intrecciati ad una trama di lettere nere,

a volte interstellari,

spesso qualche metro sotto terra.

 

Un ritratto in un ricciolo di fumo

desiderio ed auspicio di chi ti pensa

di chi immagina che ti senta al sicuro,

così,

protetta da una luce profumata.

Briglie sciolte

State qui, vicino a me, non scappate.
Lasciatevi custodire,
perché sentirvi annebbia la vista.

Restate qui al sicuro,
intricate in questo groviglio,
sempre più fitto,
bastardo.

Specchio, specchio delle mie brame,
libero chi non ti guarda.
Specchio, specchio delle mie brame,
l’anarchico è tuo schiavo.

Tabula rasa intorno a voi senza briglie
su prati immaginari al galoppo.
Compagne distruttrici di compagnie,
il recinto d’erba fresca non basta mai.

State qui, al sicuro vicino a me
perché siete vita e distruzione.
Lasciatevi custodire,
regalatemi un soffio di libertà.

Dedizione

Un mercoledì che profuma di venerdì
Il gallo propone suoni fievoli, annoiati.

Probabilmente gira tutto intorno a lei
ci va convinzione per accettarlo,
dedizione per fissare una congettura.

Più provo a screditarti, più mi tiri verso te.

Ti osservo da vicino
Affascinante, poliedrica, eclettica.

Mi parli d’amore e d’affari,
di passione e di lavoro,
di anima e di corpo….
di vita.

Buongiorno

Muri di avanzi di galera

mi presentano al nuovo giorno,

contenuti in una cornice imbarcata di storia popolare.

Per gli SNIA un lusso affacciarsi,

dai magnati velatamente invitati a sognare.

Addobbi colorati svolazzano musicati dal vento,

orchestrati da mani e voci,

delicate e squillanti.

“Il bucato”, social network e reality”

Del sesto giorno suoni e rumori.

Brulicare specchiato dal retro,

riempie l’aria come una radio in lontanza;

filtra tra le verdi fessure,

trasportato dalle dita del sole estivo.

Fari

Ti dispiace accendere quella maledetta luce?

Romantiche le candele ma bastavano per le carrozze

ed il loro procedere cauto.

Perfette per quel tempo passato,

spesso ricordato con nostalgia.

Imperfette per il presente forse imperfetto,

che corre veloce.

Ora chiedo a te, amico cieco;

Per te il tempo in lumen è relativo,

anche le distanze lo sono.

Puoi sfiorare velocità estreme

e decelerare a quattro g.

Assecondare il lento bradipo

ed accelerare in apnea,

senza nostalgie dubbie

ne dubbi nostalgici.

solo non scordare

il calore della fiamma.

Uomo______ _ _ _ _ _

Immagino l’uomo come astrazione mentale.

Scompongo la linearità in tanti piccoli tratti

riduco ognuno all’osso e ci vedo dentro.

Emozioni algebriche

come successioni infinite di punti

instillano dubbi.

E son sempre i treni

che ritrovo pieni di segnali avversi.

Come se l’aratro dai buoi fosse spinto.

L’undicesima sera

Distillati che invitano alla loquacità,

suggeriscono parole articolate.

 

Alcune sere del terzo sono così limpide

da restaurare antichi dipinti.

 

La semplicità vitale,

di proiezioni felici in scenari da inventare,

da ricercare.

La vitalità semplice,

di impavidi turbinii pronti a squarciarci il petto.

 

Tutte le sere come l’undicesima,

nemmeno una come la precedente.