Alzheimer

Qual’é il verso
di questa sofferenza
chi tra noi pena di più?

Quando un po’di luce
torna a risplendere riaccende
anticamere di normalità cruda
via via sempre più intermittente
destinata di grazia
a sparire

Come anch’io incredulo
coi ricordi mi dissolverò
in questa agnosia egoista
che forse altri ferisce più
di chi sta uccidendo.

Sbronzo di Stanchezza

Presto dirottato alla guida
dalla solita alba insonne
la stanchezza scongiuri
con orde di musiche tribali
che non capisci cosa dicano
ma capisci cosa vogliono dire.

E ti riversano a mo’ di calzino
strappando prepotenti verità
come un conato di vomito
che ti butterà in quel posto
dove potrai urlare e dimenarti
dilagando senza contegno.

Sogno Ricorrente

Corro forte senza fiatone
in un mondo buio,
immersivo, privo d’azione.

Il mio capo senza tregua
a sinistra e poi a destra
nel frenetico “guarda bene”
in una jungla fiorente
di crocevia di vetro
lucidati alla perfezione.

E sghignazzo all’idea
dell’immagine buffa
della gaffe più comune.
Temuta dai più
che a differenza mia
ancora hanno il lume.

Mille di Questi Errori

Nessuna cima fumante all’orizzonte
tra i Templi e la Fontanarossa
ripercorro una solitudine inaspettata
ormai già svanita
tornata a vestirsi di beltà.

Dopo e al volo m’avete fagocitato
riempiendo poche giornate
di vecchi e futuri flashback
miscellanea di volti noti
in una pseudo warp zone.

E grazie a voi
per l’unione esponenziale
E un po’ anche a me
che al tempo l’errore
avrei potuto evitare.

Stupida Guerra Fragile

Combattere e morire
in onor della patria
rivendicando l’appartenenza
ad un lembo di terra
rinchiuso da limiti mentali.

Fomentati d’armi imbracciate
ed esagitati d’onnipotenza
veicolano la follia, militi
alieni ai miei occhi

ciechi, che perseverano
nel cercar di vederci
la fragilità dell’uomo.

Nodi

Dannazione ai nodi
che con ste dita poco sottili
fatico sempre a districare
a sciogliere, a lasciar andare.

E poi si creano d’improvviso
così, che manco te n’accorgi
mentre allacciando le scarpe
nella fretta un passaggio sbagli.

Come quando pettini deciso
convinto dall’acqua
che bagnati tra i capelli
non possano far male.

Terrazzo Baldanzoso

Un megafono di voci fluisce
dritto verso il mio scarno sofà
e la prima raffica estiva colpisce
aizzando un po’ anche l’invidia.

Le bocche piene e calici intimi
di dialoghi poco educati
un po’ alla rinfusa dettano i tempi
innescando felici miccie
di barlumi di malinconia.

E la compartecipazione animata
prevaricante e senza schemi
mi invita ad imbucarmi
concedendomi una sedia
sul suo terrazzo baldanzoso.

Bus Stop

Cento, mille, quindici, nove
quante persone su questo
pullman potremo portare
che un posto a sedere
sian disposte a lasciare
se ad un certo punto
il viaggio dovrà finire.

Ciao, puoi salire
ti accolgo
con un sorriso o un bacio
una stretta di mano
o un abbraccio.
Alcuni posti sono assegnati
Altri da assegnare

Scegline uno libero
e se non lo trovi
ti esorto a meglio guardare
che quasi sempre
quando andavo a scuola
nella fila in fondo
uno non si faceva vedere.