Solitudine

Un mostro,

qualcosa di cui aver paura,

da temere.

Una condizione persa

o in via d’estinzione,

riflettori puntati

più

che su di una folla gremita.

Tonnellate di sguardi

s’interrogano.

Dell’evidenza,

il chiarore lampante

desta scalpore,

alleva allarmismi,

incertezze.

Io sguazzo,

solo.

D’esser schiacciato

mi diverto a finger.

Il mostro beve birra,

come te.

Mangia un hamburger,

come te.

Ri-animazione

Affacciato dalla terza lettera dell’alfabeto

divisa in quattro parti uguali.

Non riesco a scorgere

nemmen più la scia.

La schiuma del tempo ormai svanita,

Trasformata in lenza

collega invisibile i nostri cicli.

Come del bozzolo del baco

rimane la sintesi,

chilometrica,

srotolata in un filo di seta.

Così,

tradito dai raggi del sole,

in controluce lo scorgo,

lo ripercorro strizzando gli occhi.

Aiutandomi con la mano,

a placar il bagliore

per veder più distante.

Approdo sul bandolo cercato,

distinguo l’ammirazione per la stessa cultura.

Ri-animato,

ritrovo anche una parte di me.

Minipimer

Fuori uno e dentro un altro.

In questo tritatutto

vogliamo piacere e piacerci piacendo

spacciamo onestà pretendendo verità.

Roteando vorticosamente ci fingiamo lucidi

tutti d’un pezzo

tenuti assieme da quintali di aspettative.

Sbronzo stai andando dritto

sotto i baffi un sorriso beffardo

sicuro di sé….

Il gendarme ride

prendendo un monociclo

ed una fune.

Briglie sciolte

State qui, vicino a me, non scappate.
Lasciatevi custodire,
perché sentirvi annebbia la vista.

Restate qui al sicuro,
intricate in questo groviglio,
sempre più fitto,
bastardo.

Specchio, specchio delle mie brame,
libero chi non ti guarda.
Specchio, specchio delle mie brame,
l’anarchico è tuo schiavo.

Tabula rasa intorno a voi senza briglie
su prati immaginari al galoppo.
Compagne distruttrici di compagnie,
il recinto d’erba fresca non basta mai.

State qui, al sicuro vicino a me
perché siete vita e distruzione.
Lasciatevi custodire,
regalatemi un soffio di libertà.