Alzheimer

Qual’é il verso
di questa sofferenza
chi tra noi pena di più?

Quando un po’di luce
torna a risplendere riaccende
anticamere di normalità cruda
via via sempre più intermittente
destinata di grazia
a sparire

Come anch’io incredulo
coi ricordi mi dissolverò
in questa agnosia egoista
che forse altri ferisce più
di chi sta uccidendo.

Sogno Ricorrente

Corro forte senza fiatone
in un mondo buio,
immersivo, privo d’azione.

Il mio capo senza tregua
a sinistra e poi a destra
nel frenetico “guarda bene”
in una jungla fiorente
di crocevia di vetro
lucidati alla perfezione.

E sghignazzo all’idea
dell’immagine buffa
della gaffe più comune.
Temuta dai più
che a differenza mia
ancora hanno il lume.

Mille di Questi Errori

Nessuna cima fumante all’orizzonte
tra i Templi e la Fontanarossa
ripercorro una solitudine inaspettata
ormai già svanita
tornata a vestirsi di beltà.

Dopo e al volo m’avete fagocitato
riempiendo poche giornate
di vecchi e futuri flashback
miscellanea di volti noti
in una pseudo warp zone.

E grazie a voi
per l’unione esponenziale
E un po’ anche a me
che al tempo l’errore
avrei potuto evitare.

Nodi

Dannazione ai nodi
che con ste dita poco sottili
fatico sempre a districare
a sciogliere, a lasciar andare.

E poi si creano d’improvviso
così, che manco te n’accorgi
mentre allacciando le scarpe
nella fretta un passaggio sbagli.

Come quando pettini deciso
convinto dall’acqua
che bagnati tra i capelli
non possano far male.

Terrazzo Baldanzoso

Un megafono di voci fluisce
dritto verso il mio scarno sofà
e la prima raffica estiva colpisce
aizzando un po’ anche l’invidia.

Le bocche piene e calici intimi
di dialoghi poco educati
un po’ alla rinfusa dettano i tempi
innescando felici miccie
di barlumi di malinconia.

E la compartecipazione animata
prevaricante e senza schemi
mi invita ad imbucarmi
concedendomi una sedia
sul suo terrazzo baldanzoso.

Bus Stop

Cento, mille, quindici, nove
quante persone su questo
pullman potremo portare
che un posto a sedere
sian disposte a lasciare
se ad un certo punto
il viaggio dovrà finire.

Ciao, puoi salire
ti accolgo
con un sorriso o un bacio
una stretta di mano
o un abbraccio.
Alcuni posti sono assegnati
Altri da assegnare

Scegline uno libero
e se non lo trovi
ti esorto a meglio guardare
che quasi sempre
quando andavo a scuola
nella fila in fondo
uno non si faceva vedere.

Il Caffè del Sabato

Vorrei vivere gentile
col cuore pervaso
da una calda serenità
come la morbida effusione
del caffè condiviso
il pranzo del sabato

La moka borbotta
l’aroma è intenso
indemocratico
che nemmeno di fantasie
concessioni ammette

Di uno scossone di capo
accolgo la prepotenza
meglio che m’alzi
e lo beva veloce
che qui intorno
da sistemare ne ho abbastanza.

Ritornare a Volare

Rattrista il ricordo sorridente
della testa tra le nuvole
propensione ormai nascosta
nei cavilli di una vita adulta.

Che non sa più volare
su banchi scarabocchiati
costruire imperi
su coperte scozzesi
trasformare finestre semiaperte
in portali spazio temporali.

In cui vorrei affacciarmi
e sbirciando
vedere come si faceva.

Eredità Manuale

Vi rivedo nei miei gesti
che vi donano forma
dando un senso eterno
alla vostra esistenza
per me.

Espressioni e modi
vi distinguono nitidi
alcuni fragorosi
altri più sommessi

come le vostre risate
che mi strappano un sorriso
ed annodano la gola.

Son cresciuto con voi.
E con voi
cresco ancora.