Mamma Adottiva

Sei sempre la solita
mia nuvoletta di fumo
dal pennacchio di pellicole

chissà quante storie lì
avvolte e svolte
e mentre t’abbraccio
gira anche la mia

Mi tieni per mano
e gli occhi brillano
di bocche che s’allargano
e stropicciano il cuore

Il caldo ed il tepore
mischiati nella sera
t’invitano a restare
e anche a tornare

Affilato

Contundente passato
di nome ma non di fatto
in mezzo al mare
ormeggiato mi tieni
per i capelli, catene
di nave senza porto

Con l’arrotino fai combutta
improvvisato Disc Jockey
di dediche a senso unico
di canzoni affilate
che suonano forte
anche quando sono finite.

Confronto vitale

Ed ora prenderò l’ombrello
e camminerò sotto la pioggia
invertendo una tendenza scontata

tirerò i remi in barca
sventolando bandiera bianca
all’arrembaggio amico

riaprirò il forziere dei ricordi
a nuovi baluardi del confronto
per scongiurare deja vu
per bandire il caso
per deporre le armi

“Fatico dal 1995” Cit.

Caro dott. Murri,

certi posti non seguono
logiche spazio temporali
ma storie di traumi
che accomunano
come occhi che si somigliano.

E tutta la mia parvenza di forza
sfuma davanti a parole fragili,
a prima vista intimidatorie.

La domanda d’aiuto
apre voragini interiori
che della paura in offerta
chiedono la conversione,
su un mercato
dove il prezzo
è sempre tanto alto.

Bastarsi

Vorrei ascoltarmi
e sentire
musica pregnante
guardarmi dentro
e vedere
un quadro appassionante
dipinto di colori caldi
ma anche freddi
pennellate decise
e soavi.

Vorrei accogliere
la tristezza
ma anche la felicità
guardare uno specchio
e riconoscere integrità
che invecchia serena
con le sue fragilità.

Vorrei essere famiglia
perché, chi entrerà
possa sentirsi accolto
in un caldo abbraccio.

Senso di completezza
che solo chi si ama
amando
da.

Parole

Della vostra forza
io abuso
tentando di avere
ciò che vorrei

vi plasmo

a mo’ di stampella
per le gambe rotte
come lanterna
se non vedo la luce
tessuto terso di cielo
quando l’aria rarefà

E illuso mi immergo
nella vasca in catene
scrivendo di un pesce
ma ritrovandomi
ad annegare.

Oi Vita Mia

Metti bastoni tra le ruote
Chiedendomi se
ho voglia di te

lasciandoti carezzare
avvolgente
come dei fornelli
la mattina
il tepore

repentina cambi lato
subito la mia mano
si raffredda
in affanno
ti rincorre

Mi lasci incerto
nel limbo
del gradimento
delle mie effusioni

E se ti amassi
non servirebbe pensare
al bello o al brutto
basterebbe solo
viverti.

Mondo a Metà

in un mondo a metà
lento e veloce
da fuori
tutto gira com’era

ma qui dentro
desertica
questa spugna
che vorrei gettare
non pulisce ne asciuga

e mi sono impegnato
a fare e a non fare
memore

che in matematica
qualche punto
lo prendevi anche
col risultato sbagliato.

Tempo Lunare

questo tempo
di continuità soluzione
la sua mano
non mi concede.

Corro bendato
su una superficie lunare
come quando cammini
con gli occhi al telefono
e il marciapiede scende
e la terra viene meno

un vuoto inaspettato
indietro fa tornare
milita nello stomaco
lo attorciglia
e non è più la terra
ma sei tu
a mancare.